FRANCO

D'ANDREA

GIOVEDI' 18 LUGLIO - CANTINA ALBINEA CANALI - ORE 21.30

Franco D'Andrea

pianoforte

"A LIGHT DAY"

Con oltre 160 dischi incisi in Italia e all'estero e 20 premi Top Jazz vinti nella sua carriera, di cui 11 nella categoria “Musicista italiano dell’anno”, Franco D’Andrea è ormai considerato uno dei migliori pianisti contemporanei e rappresenta l’eccellenza che il jazz italiano ha saputo partorire negli ultimi 50 anni.

Un’unicità la sua, testimoniata da più di duecento brani composti, autorevoli riconoscimenti accademici, centinaia di collaborazioni con musicisti di tutto il mondo, masterclass tenute in diverse scuole e accademie. Fino, ovviamente, alle tante formazioni che ha saputo incendiare con il suo sconfinato talento. Franco D’Andrea ha tracciato con i suoi dischi, i suoi concerti e la sua attività didattica un percorso tutto personale nel jazz, portando avanti una ricerca profonda nell’ambito della musica afroamericana, dando vita a progetti ambiziosi che vanno dal solo ai grandi ensemble, sempre mantenendo una cifra estetica e poetica estremamente originale.

"A LIGHT DAY". Dopo aver pubblicato il doppio album dell’ottetto capitanato da Franco D’Andrea, la Parco della Musica Records ritorna a pubblicare un album in solo del pianista meranese. Un ritorno atteso che riserva molte sorprese.

Il solo è il momento di massima introspezione per un musicista: è il confronto con lo strumento, con i suoi limiti, con le strategie per superarli, ma è soprattutto il confronto con se stessi. Nel 1980 Franco D’Andrea incise due album in piano solo, “Dialogues with super Ego” ed “Es”, che segnarono l’inizio di una nuova fase creativa che dura ininterrottamente fino a oggi. Alla ricerca sul materiale, sul suono e sulla combinazione degli elementi, già avviata negli anni precedenti, si affianca un fatto del tutto nuovo: un’esplorazione interiore senza precedenti. Ascoltare quei due dischi è mettersi all’ascolto di un lungo flusso di coscienza che scorre ininterrotto e turbinante. Nel corso degli anni l’esplorazione del mondo interiore e la ricerca e la sperimentazione sui parametri musicali hanno finito per coincidere: il pianoforte si è popolato di colori e di ritmi, ha assunto una dimensione orchestrale, ha recuperato prassi esecutive del primo jazz così come del periodo free; l’interiorità del piano solo è confluita nella musica delle formazioni allargate, che respirano come un solo organismo, mentre l’eterofonia di queste ultime è stata assorbita dal solo.

 

Ascoltare oggi il piano solo di Franco D’Andrea non è più soltanto ascoltare quella dimensione interiore, quel solitario flusso di coscienza dei primi importanti dischi in solo. Franco non è più solo! La sua musica in solo è magicamente collettiva. Evoca un dialogo costante tra i mondi sonori che abitano il profondo dell’artista: la coscienza individuale si confonde con la coscienza collettiva. Nell’estate che ha preceduto la registrazione di “A light day”, Franco D’Andrea ha tenuto diversi concerti in solo. A suo dire sono stati utili a trovare una maggiore leggerezza espressiva (quella a cui allude il titolo), una nuova comunicativa con il pubblico, che in qualche modo ha influenzato il suo modo di suonare ed è entrato a far parte del suo processo creativo. Non più un’artista solo davanti al suo strumento che si confronta con esso, ma un artista che si confronta con sé stesso, con i mondi sonori che ha frequentato, con i musicisti che ha amato e che ama, con i suoi ascoltatori. E tutti partecipano alla creazione.

Può un piano solo essere un lavoro corale, collettivo? Nel caso di Franco, in questo caso, si.

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